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Dal 2000 sentiamo dai dati Ocse Pisa la solita storia, che poi annualmente l’Invalsi conferma: la nostra scuola è allo sbando,i nostri alunni non sanno leggere un testo di una certa complessità, non avrebbero adeguate competenze matematiche per risolvere problemi reali, non conoscono le scienze ed il metodo scientifico (nella patria di Galilei ci dispiacciono molto questi commenti!). Non possiamo negare che esistono delle criticità, che la dispersione scolastica è ancora troppo alta nel nostro paese,che qualche insegnante fa fatica ad adeguarsi alle innovazioni necessarie in questo mondo in veloce cambiamento, dove tutto cambia,e stiamo preparando studenti a lavori che attualmente non esistono e soprattutto cambiano le tecnologie che sono parte integrante della nostra vita. Ma è anche vero che in 20 anni i nostri decisori politici non hanno trovato né soldi né idee per risolvere i problemi della scuola. E la scuola è abbandonata!

Gli esiti Ocse Pisa sono diversificati per aree geografiche e per tipologia di scuola e dimostrano che abbiamo anche ottime scuole e ottimi studenti e che i titoli scandalistici dei giornali non corrispondono ad una piena verità: non tutto è da buttare, anzi, basterebbe intervenire con investimenti adeguati e adeguata formazione togliendo dalla scuola quell’enorme carico di burocrazia che ha tolto anche ai Dirigenti il piacere di seguire la didattica.

Anche l’INVALSI ha fatto le sue critiche:“Una quota non trascurabile di studenti che conseguono il diploma – afferma– non raggiungono nemmeno lontanamente i livelli di competenza che ci si dovrebbe aspettare dopo tredici anni di scuola. Le criticità messe in evidenza dai risultati delle rilevazioni nazionali già nel primo ciclo d’istruzione potrebbero permettere una identificazione precoce di questo problema e consentire quindi azioni preventive efficaci”. Perché ciò non è avvenuto? I sistemi di istruzione sono, sottolineo, molto diversi nei vari paesi dell’Ocse. In molti di essi,ad esempio, le Scienze sono una delle quattro materie fondamentali insieme a Lingua 1 e 2,e Matematica. Noi abbiamo una media di due ore a settimana,scuole con laboratori e tecnologie di supporto inesistenti e libri,a mio parere, troppo nozionistici ed enciclopedici,e molte materie ordinamentali,tutte importanti per la formazione dei nostri studenti. E questo potrebbe essere già una prima riflessione da fare per non buttare via il bambino con l’acqua sporca…come si suol dire! Certamente è importante che l’insegnante sia curioso, appassionato e competente. E ne conosco tanti..ma se ciò non avviene sempre cosa si può fare?

Visto che da 20 anni sentiamo la “solita storia” e a quanto ci dicono i dati, il sistema scolastico continua a essere meno efficace dove lo status socio-economico è più basso cosa è stato fatto per recuperare la situazione in termini di supporto, investimenti e processi migliorativi?

E se quattro province della Cina e Singapore sono al primo posto, c’è da dire che hanno investito moltissimo in istruzione mentre da noi è dai tempi del Ministro Gelmini che si taglia sulla scuola e,se si introducono risorse del cosiddetto organico potenziato, ora organico dell’autonomia, sono risorse in generale non in linea con quanto richiesto e necessario nelle scuole. Strumenti per innovare ne abbiamo, a partire dal DPR 275/99, che rappresenta per la scuola una vera rivoluzione copernicana, ma chi ha formato gli insegnanti? E i Dirigenti? Siamo stati lasciati soli a cercare di capire e a sperimentare in modo artigianale le innovazioni.

Quando la Fiat ha rivoluzionato il lavoro passando dalla catena di montaggio alle prime forme di robotizzazione ha formato tutti gli operatori per metterli in grado di affrontare il cambiamento. Riescono queste prove a verificare in tempi stretti, con domande tarate per avere risposte in pochi secondi, le reali capacità e competenze dei nostri studenti nel nostro sistema d’istruzione?È una domanda che possiamo anche porci, prima di dichiarare il fallimento della nostra scuola. Non possiamo negare che il buono e cattivo esiste in tutti gli ambienti di lavoro,ma dobbiamo anche dire con grande chiarezza quanto sia difficile e faticosa oggi la scuola, anche a causa della solitudine in cui si trova per la grande delega che i genitori,spesso in crisi nel loro ruolo di educatori,le hanno dato.

E ora vediamo i numeri: alle prove OECD-Pisa hanno partecipato 79 paesi di cui 37 OCSE. L’indagine rileva tre ambiti di competenze: lettura, matematica e scienze, ma ad ogni ciclo approfondisce in particolare solo uno di essi.

Questa volta l’ambito di rilevazione, con prove computer based, era la LITERACY IN LETTURA intesa come “capacità degli studenti di comprendere, utilizzare, valutare, riflettere e impegnarsi con i testi, sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità e partecipare alla società”. L’obiettivo generale era di verificare in che misura i quindicenni scolarizzati abbiano acquisito alcune competenze giudicate essenziali per svolgere un ruolo attivo e consapevole nella vita sociale. Non ci sono domande sui contenuti curricolari, ma sulla capacità di utilizzare competenze acquisite a scuola per affrontare e risolvere problemi della vita quotidiana e per continuare ad apprendere per tutto l’arco della vita. Oltre che a quesiti di Lettura, gli studenti hanno risposto a quesiti di Matematica, di Scienze e di Financial Literacy,come ambiti secondari indagati. Il campione italiano era formato da circa 11785 studenti di 15 anni nati nel 2002, a prescindere dalla classe frequentata e studenti che frequentano la classe seconda della scuola secondaria di secondo grado, indipendentemente dal loro anno di nascita.

GLI STUDENTI ITALIANI HANNO OTTENUTO UN PUNTEGGIO DI 476, INFERIORE ALLA MEDIA OCSE CHE È DI 487 collocandosi tra il 23° e il 29° posto tra i 37 paesi dell’Ocse, confermando i risultati dell’ultima rilevazione ma peggiorando rispetto alle rilevazioni del 2000 e 2009 .

Alcune province cinesi e Singapore si collocano nelle prime posizioni tra i 79 paesi partecipanti. Gli studenti italiani sono più bravi nei processi di comprensione (478) e di valutazione e riflessione (478) piuttosto che nell’individuazione di informazioni(470). Le studentesse ottengono punteggi superiori ma nei Licei e nei Tecnici la differenza scompare. Per quanto riguarda gli ambiti secondari indagati i nostri studenti hanno ottenuto in MATEMATICA un punteggio medio in linea con la media OCSE (487 vs 489 OCSE),mentre per quanto riguarda le SCIENZE il punteggio risulta essere molto al di sotto (468 vs489 OCSE) A livello italiano si conferma il divario Nord-Sud:il Nord-Est ottiene un punteggio di 501,il Nord-Ovest di 498, il Sud 453 punti e le Isole 439. I quindicenni del Centro ottengono un punteggio di 484.

Si osservano differenze anche tra le tipologie di scuola:i Licei ottengono punteggio di 521,gli Istituti Tecnici di 458 e gli Istituti Professionali di 395. Quindi risulta che i nostri studenti hanno difficoltà a confrontarsi con testi di una certa lunghezza e complessità e solo il 5% raggiunge livelli alti; e questi studenti mostrano forti stereotipi di genere, perché se i maschi che dichiarano di voler, ad esempio, fare gli ingegneri sono 1 su 4, le femmine sono 1 su 8.

A chi legge lasciamo libere riflessioni e conclusioni!

Patricia Tozzi

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