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L'italia è un paese per donne?? E' la prima domanda che mi sono posta quando ho ascoltato i risultati sulla conoscenza e la comprensione dei concetti e dei rischi finanziari, dedotte dalle risposte  dei nostri quindicenni (9000 studenti italiani per un totale 117.000 di tutti i paesi aderenti).

La rilevazione mette a confronto i diversi paesi dell'Ocse e i nostri studenti non ne escono bene, come al solito, posizionandosi sotto la media OCSE
La financial literacy, cioè l’alfabetizzazione finanziaria, comprende tutte quelle conoscenze e competenze che servono a prendere decisioni consapevoli e informate per quanto riguarda la gestione del denaro. Ma per quale ragione ci è utile possederla?perché nel corso della vita ci troviamo spesso ad affrontare scelte che incidono sulla nostra situazione economica e sulla qualità della nostra vita.

Dall'analisi dei dati OCSE PISA 2018, illustrati ieri in video conferenza e disponibili sul sito invalsi, i nostri studenti quindicenni non mostrano miglioramenti rispetto alle precedenti analisi del  2012 e 2015 ma quello che stupisce maggiormente è che la differenza di genere è ancora esageratamente elevata e premia il sesso maschile.

Negli altri paesi,con l'eccezione di due posizionati come l'Italia, non esistono differenze significative. Dobbiamo chiederci perché le nostre ragazze sono indietro di ben 15 punti rispetto ai ragazzi. Soprattutto guardando avanti e riflettendo sulla nostra società, dove l'aspettativa di vita risulta più favorevole al sesso femminile, potrebbe questo dato, in proiezione nel futuro, essere fonte di una nuova forma di povertà e fragilità per le donne in età avanzata?
Anche nelle rilevazioni in matematica, era evidente una differenza di punteggio notevolmente a favore dei ragazzi, quasi a dimostrare un minor interesse per le discipline STEM da parte del sesso femminile.
Questo dato confermato più volte dovrebbe farci riflettere alla ricerca di possibili soluzioni.
I ragazzi intervistati, alla domanda "quali sono le loro fonti di informazione "rispondono  di informarsi attraverso riviste e amici,ma  dove la situazione economica è più vantaggiosa si ricorre anche a internet e genitori.

Due dati interessanti da non sottovalutare:

a) gli studenti italiani sono gli unici che indicano come fonte di informazione anche gli insegnanti mi sembra positivo che i nostri alunni li considerino un punto di riferimento

b) il contesto socio-economico pesa in Italia meno che negli altri paesi dell'ocse ( 8% contro il 10%).anche questo dato va letto positivamente,pensando alla nostra scuola che forse è più inclusiva rispetto a molte altre.


Da questa indagine, inoltre, si evince come il 44 % degli studenti italiani posseggano un conto corrente o una carta di credito/debito contro la media OCSE del 54%( in finlandia oltre l'80%) e come il livello 5, di competenza massima sia da noi raggiunto da 1 studente su 20 a fronte di una media OCSE di 1 studente su 10.
Si riconferma, inoltre, il divario tra il nord ed il sud,a favore degli studenti del nord.
Da quanto esposto possiamo trarre alcune conclusioni: la conoscenza migliora la qualità della nostra vita e ci aiuta a compiere scelte migliori e ad esercitare le capacita critiche in questa società così complessa.
Abbiamo bisogno di competenze adeguate per non  cadere negli adescamenti che spesso tendono trappole ai più sprovveduti ed ingenui.

Vorrei fare,i n conclusione, due considerazioni utili per tutti noi che la scuola la viviamo concretamente ogni giorno:


1) È la prima volta che l'invalsi chiaramente non parla di valutazione di competenze ma di misurazione conoscenze finanziarie, le prove invalsi misurano, non certificano né valutano, così anche le prove OCSE Pisa. E in questo momento delicato di DaD, è importante ribadire la differenza tra misurare una prestazione, valutare un apprendimento e certificare una competenza. Ci fa piacere che un discorso così importante sulla valutazione trovi accoglienza e rispondenza  nei rapporti internazionali.
Durante la riunione, la dottoressa Aiello, presidente dell'invalsi, ha riflettuto sulla opportunità che la scuola superi la rigidità delle discipline e riveda i curricoli imettendo enfasi sulle competenze di cittadinanza e sulla interdisciplinarità.


2) Le scuole, ma molte già lo fanno, potrebbero e dovrebbero impegnarsi a rivedere i curricoli, organizzare attività che comportino l'esercizio delle competenze di cittadinanza, e all'interno di queste competenze prevedere l'introduzione dell'educazione finanziaria. È infatti in dirittura di arrivo la legge 92/2019 che introduce l'educazione civica nella scuola e che proprio lo acorso mese ha implementato i già abbondanti contenuti  proprio con una parte sull'educazione finanziaria.
Sicuramente le linee guida non saranno pronte per settembre ma le scuole potranno responsabilmente riprogrammare i loro percorsi introducendo compiti autentici e didattica per competenze anche relativamente a questi contenuti. Solo così i nostri alunni potranno superare quel GAP negativo ed essere cittadini responsabili,autonomi e resilienti nella società complessa e multiculturale.

L'invalsi da anni ci ripete che siamo sotto la media OCSE, si investono nel l'invalsi moltissimi soldi, e i risultati non cambiano. Mi chiedo,allora, a che servano queste indagini.
 
I dati analitici della ricerca li trovate, se volete approfondire, sul sito Invalsi.

Patricia Tozzi - Vice Presidente di IRASE Nazionale

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