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Insegnanti a Ustica, a lezione di verità

Dal racconto mediatico alla realtà dei fatti. Oltre il mistero delle parole.

Insegnanti a Ustica a lezione di verità

Nell’isola una cerimonia con insegnanti da tutta Italia per discutere del caso 35 anni dopo. La toccante lettera immaginaria di Alessandra, un’alunna usticese, rivolta alle 81 vittime dell’aereo.
Il 35° anniversario della cosiddetta “Strage di Ustica” è stato celebrato nell’isola siciliana con una conferenza-dibattito di due giorni organizzata dall’IRASE, dal Centro Studi di Ustica con la partecipazione di insegnanti venuti da tutta Italia. Tema dell’evento: “Dalla notizia al falso mediatico. Dati, fatti, informazioni e decodifica: il ruolo della scuola”.
Si tratta di un appuntamento molto importante – spiega Rosa Venuti, presidente dell’Istituto di ricerca – che ha voluto fortemente questo incontro di studio per fare chiarezza – nei fatti storici, in collaborazione con il Centro studi e documentazione di Ustica – e nel metodo, portando il racconto mediatico nell’esperienza concreta delle scuole. Ustica per due giorni – aggiunge la presidente dell’Irase – luogo di confronto, al centro di un mediterraneo attraversato da molti misteri. Luogo di ricerca, luogo di comprensione e, proprio perché rivolto al lavoro degli insegnanti, anche di trasmissione dei saperi.
Due i momenti di approfondimento: il primo con caratteristiche storico scientifiche, con il contributo di Franco Foresta Martin, il secondo didattico pedagogico, con interventi di studiosi, ricercatori, esperti di comunicazione, coordinati da Rosa Venuti che spiega: “appare centrale per gli insegnanti, in un momento di grandi cambiamenti, avere strumenti nuovi e innovativi per la loro professione. Alla ricostruzione storica, all’esperienza dei fatti vogliamo aggiungere l’esperienza nella decodifica, nell’analisi, nell’uso delle nuove tecnologie, nell’utilizzo dei nuovi media”.

Dice Foresta Martin: “Nonostante i documenti ufficiali riportino le coordinate geografiche in cui l’aereo è scomparso agli schermi radar,verosimilmente perché colpito da un missile; e poi le coordinate geografiche dei relitti galleggianti recuperati in mare e di quelli inabissatisi sul fondo del Tirreno, ebbene, nonostante l’accessibilità di tutti questi dati, temo che pochi si siano curati di riportarli su una carta geografica. Risultato: ancora oggi si continua a ripetere che il disastro avvenne nei cieli di Ustica e che l’aereo cadde nelle acque di Ustica o nei pressi dell’isola”.

Insomma, i media, sbagliando clamorosamente 35 anni fa, hanno attribuito il disastro a Ustica, ma paradossalmente l’errore continua a essere ripetuto, in maniera acritica, ancora oggi.

“E invece, documenti alla mano, sarebbe sufficiente riportare su Google Map le coordinate geografiche degli eventi – aggiunge Foresta Martin – per rendersi conto che tutto accadde a 110–115 km a nord di Ustica, in un punto del Tirreno a metà strada fra Ponza e Ustica. Si tratta di una distanza tale che, sia dal punto di vista giuridico, sia rispetto alle nozioni elementari di geografia fisica, non è legittimo attribuire a Ustica la pertinenza territoriale dei fatti. Continuare a ripetere che la strage avvenne nel mare e nel cielo di Ustica equivale a trasformare un falso mediatico in un falso storico”.

C’è qualcosa che non ci stanno raccontando? – è il punto di partenza dell’intervento di Francesca Ricci, giornalista – che, nel corso del convegno, si è soffermata sul’incidenza dei nuovi media nella comunicazione. Con quali strumenti è possibile analizzare, comparare il flusso di informazioni che il web offre ogni giorno ai suoi utenti? In che modo le informazioni possono essere trasformate in conoscenze e competenze? Una riflessione sui dati, che le indagini statistiche offrono ormai in dettagliato, con un focus specifico sul nostro sistema di istruzione che si trova di fronte ad una sfida molto complessa, protagonisti gli insegnanti chiamati ogni giorno a utilizzare nuovi strumenti e a sviluppare nuove modalità di insegnamento.

Ci troviamo di fronte ad un ossimoro: troppa informazione crea disinformazione. Non forma. Il punto è saper realizzare una comunicazione attendibile nel suo proporsi oltre taluni stereotipi e forme distorte di informazione – spiega Anna Maria Amitrano Ordinaria di Antropologia Università di Palermo – come, ad esempio, l’effetto gregge, di trascinamento diffuso delle persone su determinate opinioni e le banalità scintillanti, che coinvolgo l’opinione pubblica su elementi tanto scontati quanto inesatti. Il tema posto dalla professoressa Mitrano è quello dei processi di comunicazione attivi nella contemporaneità al cospetto della ingerenza delle nuove tecnologie e della pressione della medialità.

“Chi del suo tempo non coglie il bene, del suo tempo coglie solo il male” – è con una affermazione di Voltaire che Maria Guglielmini, docente di storia e filosofia nel liceo scientifico B. Croce di Palermo – sottolinea la prospettiva con la quale una società deve vivere il cambiamento.

Noi viviamo in una eccezionalità corrente. L’era tecnologica ha rivoluzionato la modalità di comunicazione dei fatti. La scuola è il luogo deputato a fornire gli strumenti critico-intellettuali che possono aiutare le nuove generazioni a discriminare il fatto della “manipolazione del fatto”. La verità non è sempre dietro alla bella notizia, l’efficacia comunicativa di una notizia non è detto debba corrispondere alla oggettività comunicazionale della notizia stessa.

La tecnologia – sottolinea la professoressa Guglielmini – è uno strumento, non lo strumento. Bisogna servirsene attraverso l’esercizio critico del pensiero. Per dirla con Steve Jobs – conclude – “rinuncerei a tutta la tecnologia che conosco pur di passare un giorno con Socrate”.
Programma IRASE-USTICA definitivo
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